About Photography / Sulla Fotografia. PDF Stampa E-mail

Nella fotografia, il medium mi è funzionale soltanto a catturare la realtà che altrimenti non potrei "fossilizzare" per com'è esattamente in quel dato attimo, in quel preciso frangente spazio temporale. Uno spazio tempo immortalato, bloccato, ogettificato.
La mia ricerca non è relativa tanto al mezzo fotografico in sé, alla tecnica fotografica, quanto piuttosto all'estetica della realtà che le immagini catturano. E' una ricerca estetica. L'apparire della realtà, come la realtà si presenta.

Utilizzo perlopiù ottiche fisse: in analogico prediligo le istantanee (soprattutto per i ritratti), le macchine usa e getta, in digitale uso molto la fotocamera dell'iphone (e spesso ritraggo il cibo).
Non è la qualità in quanto definizione e pixel che mi interessa, quanto la luce, i colori, la composizione dell'immagine.
Prevalentemente, non costruisco le mie fotografie creando apposite scenografie, ma seleziono accuratamente le inquadrature e le composizioni di forme e colori partendo dagli elementi del reale così come essi sono nel reale.
La post produzione del digitale è ridotta al minimo (ritaglio di rado, se serve bilancio i colori perché corrispondano a quelli da me percepiti durante lo scatto e che mi hanno quindi indotta allo scatto), quella dell'analogico è inesistente.
Per me l'apparecchio fotografico è una pura estensione del mio occhio: io osservo, guardo, scruto, e la fotografia mi serve a trattenere quello che i miei occhi vedono nella realtà. Linee, collimazioni, accostamenti cromatici, figure, textures.
La mia è appunto una ricerca estetica che ha come soggetto la realtà, il vissuto (da ognuno dei cinque o più sensi) quotidiano.
Le scremature e le decisoni avvengono prima dello scatto. La scelta di un apparecchio specifico e/o di un particolare filtro sono funzionali al risultato estetico, emotivo, alla sensazione (visiva, tattile, olfattiva, di gusto, temporale) che voglio l'immagine suggerisca.
La componente soggettiva, così come quella emotiva, sono preponderanti.
L'osservazione e la presa d'immagine corrispondono al tentativo di ricreare a posteriori ciò che il mio specifico sguardo ha colto con tanto di emozione e sentimento suscitato in me da quel vedere, dimensione temporale annessa.
Non ha nulla a che vedere col tentativo di obiettivamente riportare luoghi, fatti, incontri, persone. Il reale.

Per me la fotografia è parte integrante della mia persona per il rapporto di necessità che s'instaura tra il vivere e il poter rivivere e condividere attraverso il ricordo, il "recall" di un istante, un colore, un luogo, una ruga precisa. Diventa quindi un gesto comunitario, non perché sia svolto da molteplici individui ma perché alla comunità si indirizza, al bisogno intimo dell'individuo (di questo) singolo di condividere il suo personale vissuto (e provato) con altri individui, in maniera tanto chiara quanto allusiva al tempo stesso. Ed è in questa allusione che nella mia realtà ciascuno può includere la sua propria, reale o immaginata realtà personale.


In photography, the medium is functional only to capture the reality: otherwise, i won't be able to "fossilize" it for how it is in a precise moment, in that exact space-time conjunction. A  blocked space-time moment, immortalize, objectify.
My research is not in the photographic medium itself, on the technique, but more on the esthetic of the reality that the images capture. Is an aesthetic research. The appearance of the reality, how the reality presents itself.

I mainly use fixed lenses: with the analog, I prefer the instants pictures (especially for the portraits), the one-use cameras; with the digital, I use a lot the iPhone 4 camera (and often I photograph food).
I don't build my photographies creating specific scenographies. I select carefully framings and compositions of forms and colors starting from the elements of the reality as they are in the reality.
The post-production of the digital is minimal (i rarely cut, and if necessary balance the colors to make them correspond to the ones I perceived while shooting and that led me to shoot); of the analog is non existent.
For me, the photographic device is a pure extension of my eye: I observe, watch, inspect. And photography is needed in order to hold what my eyes see into the reality. Lines, collimations, coincidences, color combinations, figures, textures.
Mine is, as said, an aestethic research that has as subject the reality, the daily experienced (from each of the five or more senses).
Skimmings and decisions are made before to shoot. The choice of a specific device and/or filter are functional to the aestethic result. The emotion, sensation (visual, tactile, olfactory, of taste, temporal) that I want the image to suggest.
The subjective component, as also the emotional one, are predominant.
The observation and the take of the image correspond to the attempt of a posteriori recreating what my specific gaze caught, together with the emotion and feeling that gaze arouse in me, and with the belonging temporal dimension as well.
It has nothing to share with the attempt of objectively reporting places, facts, meetings, people. The real.

For me photography is integral part of my being for the necessity that relates the living (experiencing) and the possibility to re-live and share through the memory. The recall of an instant, a color, a place, a precise wrinkle. It becomes a collective act not because it is made by multiple individuals but because it addresses the collective; the intimate need of the single (this) individual to share its personal experienced (and felt) with other individuals, in a way that is as clear as it is allusive. And it's in this allusion that in my reality everybody can include his/her own real or imagined reality.

 
©martinamelilli2015
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